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Furore

 

Situato in un fiordo della costiera amalfitana, Furore deve il suo nome alla particolare furia che il mare assume nei giorni di tempesta, quando i flutti si frangono sulla scogliera e il paesaggio assume le caratteristiche della Terra Furoris di cui parlavano gli antichi. Il fiordo, una profonda insenatura della costa fra Conca dei Marini e Praiano, offre uno scenario naturale unico nel suo genere. Si può accedere all’orrido sia in barca che a piedi: a tratti si scorgono i resti degli antichi mulini ad acqua, un tempo utilizzati per alimentare le cartiere che producevano pregiati manufatti. L’abitato, costituito da un numero esiguo di case sparse sul territorio piuttosto impervio, è circondato da una natura rigogliosa e di luoghi dall’aspetto suggestivo come punta Sant’Elia o punta Scotelo. Furore fu fondata da un gruppo di Romani che, all’epoca delle invasioni barbariche, si rifugiarono sui monti Lattari e da lì, poi, scesero insediandosi nei pressi della costa, dove si specializzarono col tempo nella navigazione. Il paese restò inattaccabile anche al tempo delle invasioni saracene, grazie alla particolare conformazione del territorio. Gradualmente gli abitanti presero a dedicarsi, oltre che alle attività marinare, anche all’artigianato e al commercio: impiantarono delle cartiere, costruirono mulini per il funzionamento degli opifici e si distinsero come mercanti nelle rotte verso l’Oriente.

A partire dalla metà del XV secolo al­cune famiglie locali divennero note nell’ambiente culturale. Ricordiamo i Summonte, e in particolare il sacerdote Pietro, poeta e scrittore, che contribuì a fondare l’ Accademia Pontaniana e insegnò grammatica e retorica presso lo studio generale di Napoli. Appartennero inoltre alla nobile famiglia due Giovanni Antonio, illustri storiografi: l’uno, che visse nel XVI secolo, scrisse il “Trattato della isola di Sicilia e dei suoi re”, l’altro fu autore nel 1748 della “Istoria della città e del Regno di Napoli”.

Molti gli edifici sacri a Furore: uno dei più importanti è la Chiesa di Sant’Elia Profeta, costruita negli anni intorno al 1300 e rimodernata nel 1474. Al suo interno è conservato un pregevole trittico su tavola, raffigurante la Vergine, Sant’Elia e San Bartolomeo, dipinto da Angelo Antonello da Capua nel 1482. Particolarmente suggestiva è la Chiesa di San Giacomo Apostolo, che si affaccia con le sue forme semplici dipinte di bianco e grigio sul mare di un azzurro intenso. Il campanile, terminante con una cuspide maiolicata, funge da torre dell’orologio.